La storia della strada, viaggio nel tempo dalle origini alle autostrade – I sentieri, il senso dell’orientamento e la ruota (1a puntata)

Una strada una storia, un sentiero una storia. Anche il più semplice dei sentieri, infatti, nasce per cause precise. Anomaleet vi invita sulla macchina del tempo per accompagnarvi in un viaggio che dalla Creazione del mondo arriva fino ai giorni nostri. Non servono dispositivi o strumenti speciali, bastano una comoda poltrona e un po’ di fantasia.

La storia della strada: il primo sentiero

Il percorso del fiume Eufrate, in Mesopotamia (Foto di Pexels da Pixabay)

Estremizzando si potrebbe sostenere che le prime strade siano state tracciate da elementi naturali fluidi, come l’acqua. Ogni fiume, infatti, trova la propria via fino al mare attraversando i terreni che riesce a scavare con più facilità. Passando al mondo dei viventi, ancora oggi nessuno può sapere dove e come nacque il primo sentiero. Anche perché probabilmente non fu opera dell’uomo, ma degli animali che ben prima dell’avvento del genere umano scorrazzavano per savane, pianure, boschi e montagne. Bastava spostarsi dalla propria tana al corso d’acqua percorrendo sempre lo stesso tragitto per creare, per effetto del calpestio ripetuto, un sentiero. Ma c’erano anche le vie preferite per le lunghe percorrenze. Questo perché durante le migrazioni stagionali i branchi di animali erano soliti spostarsi da un capo all’altro dei loro territori di riferimento ripetendo sempre gli stessi itinerari.

Un sentiero nel bosco Foto di SplitShire da Pixabay


Sempre la stessa strada

Un cucciolo di elefante in una delle sue prime migrazioni. Foto di gekkodigitalmedia da Pixabay

Che siano insetti come le locuste, o pachidermi come gli elefanti, sono innumerevoli le specie di esseri viventi che, dalla notte dei tempi, si spostano percorrendo sempre la stessa strada. Per regola, la strada più veloce, comoda e sicura. E come si spostano gli animali così, da sempre, si spostano gli uomini. Già i primitivi per natura seguivano ogni volta il percorso più agevole per arrivare al fiume a piedi. E la stessa regola valeva per arrivare alla capanna del vicino. Così ecco nascere i primi sentieri sempre per calpestio continuato. E si capisce come mai il Codice della strada della Repubblica Italiana definisca oggi il sentiero come «Strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e animali» (art. 3, comma 48).  Nella creazione di sentieri, strade e percorsi, infine, due elementi giocano un ruolo chiave: il senso dell’orientamento e l’invenzione della ruota.

Il senso dell’orientamento

Capita talvolta di incontrare persone che chiedono informazioni perché si sono perse nel loro stesso quartiere, ma ce ne sono altre che, con doti quasi sovrannaturali, riescono a scovare la via d’uscita corretta ovunque si trovino: «E’ il senso dell’orientamento», si dice. Si tratta di un istinto innato negli esseri viventi (animali, insetti e uomini) fin dalla notte dei tempi. E’ un meccanismo complesso, che però può essere spiegato in modo semplice. Nel cervello, o meglio nell’ipotalamo, ci sono le cellule di posizione, o place cell, che rispondono alla domanda «Dove mi trovo?»; ci sono poi i neuroni a griglia, o grid cell, che invece rispondono alla domanda: «Dove sto andando?». Sembra che nei cuccioli dei ratti queste cellule siano già attive ancora prima che aprano gli occhi per perlustrare i dintorni della tana. Poiché l’ipotalamo umano è simile a quello dei roditori, con ogni probabilità anche nell’uomo il senso dell’orientamento è praticamente innato. Ecco perché gli uomini e gli animali sanno riconoscere luoghi e strade, riuscendo quasi sempre a tornare a casa indipendentemente da dove si trovano.

Storia della strada: l’invenzione della ruota

Per l’umanità è stata una grande conquista. Il merito dell’invenzione della ruota è da attribuire all’homo sapiens che abita la Terra da 40.000 anni, anche se alcuni rinvenimenti dimostrano che già 750.000 anni fa i primi ominidi avevano capito che i trasporti di oggetti e materiali pesanti riuscivano più facilmente attraverso il rotolamento al suolo. Curiosamente, però, per arrivare all’invenzione della ruota vera e propria, l’homo sapiens ha impiegato circa 36.000 anni. Qui gli studiosi non sono concordi. Sicuramente, molte delle prime ruote furono costruite in Mesopotamia, ma sembra che fossero utilizzate solo per azionare i torni per la fabbricazione del vasellame (molto simili a quelli odierni) e non per i trasporti.

Un tornio per il vasellame. Foto di Lubos Houska da Pixabay

Solo in seguito, per agevolare lo spostamento delle slitte, antiche antenate dei carri, le ruote vennero montate sotto ai pattini di queste ultime. Le loro prime raffigurazioni risalgono ad alcune tavolette del 3200 a.C. rinvenute nel tempio di Inama, nella bassa Mesopotamia: erano montate sotto a carri funebri di personaggi importanti.

Le prime ruote: nelle miniere, 4000 anni fa

Il professor Richard Buillet, tuttavia, nel suo libro “The Wheel: Inventions and Reinventions”  ritiene che le ruote esistessero già nel 4.000 avanti Cristo con uno scopo preciso: favorire lo spostamento di carrelli carichi di materiale all’interno di alcune miniere tra Romania e Ungheria. “Le primissime ruote erano costituite da un unico pezzo ricavato da una lastra di legno, il cui  diametro raggiungeva  almeno i 25 centimetri. Non potevano  ruotare indipendentemente rispetto al proprio  asse, riducendo  la loro capacità di curvare e svoltare” si legge nel suo libro. A riportare questo stralcio è la Pirelli che, in fatto di ruote, è maestra. Comunque stiano le cose, indubbiamente le ruote rappresentano il primo passo nella rivoluzione dei trasporti perché una volta inventate, bisognava pensare al modo per farle rotolare al meglio. Stava per cominciare la grande storia della strada.

Bassorilievo del 710 a.C. circa rinvenuto nel Palazzo di Sargon a  Khorsabad, in Iraq. Sul carro a ruote re Sargon II protetto da un parasole (Iraq Museum, Baghdad)

In apertura la Fifth Avenue di New York. Foto di tookapic da Pixabay

Buche e sicurezza stradale: uno slalom che può costare la vita

Buche e voragini mettono a repentaglio la sicurezza stradale così come ostacoli momentanei o permanenti, dissesti e degrado. Migliaia di sinistri ogni anno sono provocati da ammaloramenti di vario genere. Lo sanno bene i promotori dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada onlus. E lo sa anche lo Stato che vede regolarmente svanire ben l’1% del PIL nazionale a causa degli incidenti stradali.

Buche e sicurezza stradale, 6.753 sinistri nel 2018

Secondo il rapporto ACI ISTAT 2019, diffuso l’anno scorso prima dell’esodo estivo, su 172.344 incidenti nel 2018, ben 6.753 sono stati provocati da buche od ostacoli accidentali (il 3,1% del totale). Dati diffusi da Confindustria ANCMA – Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori – invece rivelano che a causa dei dissesti hanno perso la vita ben 75 centauri e 1.773 sono stati i feriti. Tutto questo deve indurre a un’approfondita riflessione.

Il punto di vista del broker assicurativo

Un’ulteriore conferma alla drammaticità della situazione è data da Marsh, leader mondiale nell’intermediazione assicurativa e nelle soluzioni innovative per il risk management. Secondo i dati raccolti dal broker in un campione di Comuni italiani, infatti, nel quinquennio 2014-2018 buche, insidie e sconnessioni sono state la causa del 54% dei sinistri con un impatto economico del 42%. Quest’ultimo dato appare come un’enormità, se raffrontato al solo 8% generato da eventi atmosferici e incendi.

Fonte: Marsh, “Le insidie stradali. Quali responsabilità. Quali soluzioni”

Buche e sicurezza stradale: le anomalie non sono tutte uguali

Le anomalie stradali rientrano prevalentemente in due grandi categorie: funzionali e strutturali. Sono funzionali le anomalie che compromettono  l’aderenza degli pneumatici o la regolarità della superficie rendendo la marcia dei veicoli insicura e scomoda. Sono strutturali, invece, i dissesti che si verificano dove la rottura è provocata da carichi di traffico ripetuti. Gli ammaloramenti possono presentarsi sotto forma di fessurazioni, deformazioni superficiali, difetti superficiali e altri danni dovuti a rappezzi o, per esempio, attraversamento binari.

C’è una causa per ogni dissesto

Ogni dissesto è provocato da cause differenti. Mentre le fessure a ragnatela si presentano nelle zone soggette a carico di traffico ripetuti (un’area della strada dove i veicoli transitano con maggiore frequenza), le fessure a blocchi che dividono la pavimentazione in aree delimitate rettangolari più o meno grandi sono causate dall’escursione termica. Il gelo sotto al manto bituminoso, invece, provoca l’erosione al bordo. Questa si verifica di solito nella fascia entro i 60 cm dal margine stradale e può essere accentuata dal transito veicolare.

Fessurazioni a ragnatela

Altre anomalie

La fessurazione longitudinale e trasversale, invece, si genera parallelamente o trasversalmente alla linea centrale della carreggiata o alla linea di posa dello strato superficiale. Solitamente è causata da difetti di costruzione ed escursioni termiche quotidiane. Nelle pavimentazioni realizzate con lastre di calcestruzzo ricoperte con conglomerato bituminoso possono verificarsi le fessurazioni da richiamo. Anche queste sono conseguenza del ritiro termico delle lastre. L’eventuale rottura dell’asfalto vicino alla fessura è causata dai carichi di traffico.

Fessurazione trasversale

Anche gli pneumatici tra le cause degli ammaloramenti

In questo caso si parla di fessurazione da scorrimento. Di forma ricurva, sono solitamente causate dal rotolamento delle gome degli automezzi, o dalle fasi di frenatura. Si trovano più spesso in curva o in salita, oppure all’altezza degli incroci.

I danni da ghiaccio e radici

Il ghiaccio non genera solo l’erosione dei bordi, ma anche risalti e sacche. I primi sono piccoli innalzamenti della superficie, conseguenza dell’instabilità della pavimentazione, generata dalla formazione di ghiaccio o dalla crescita di materiale nelle fessure, unitamente al carico di traffico. Le sacche sono piccoli avallamenti della superficie.

Ormaiamenti, ondulazioni e depressioni

Le ruote dei veicoli possono causare le cosiddette ormaie, depressioni che si formano lungo le traiettorie dei veicoli. Se si riempiono d’acqua diventano anche molto pericolose. Un’alternanza di avallamenti e innalzamenti di superficie dà luogo alle cosiddette ondulazioni distribuite solitamente a intervalli regolari entro i tre metri di ampiezza. Le depressioni, infine, sono parti di pavimentazione a quota leggermente più bassa rispetto a quelle circostanti e sono dovute a cedimenti del sottofondo.

Buche stradali

Di diametro inferiore a 1 metro, le buche sono depressioni della superifice a forma di scodella. Hanno solitamente bordi netti e spigolosi e possono essere aggravate da ristagni di acqua sul fondo che accelerano lo scavo. Iniziano a formarsi quando, a causa del traffico, viene asportata una piccola parte di pavimentazione. Il degrado prosegue progressivamente sia a causa dell’insufficiente protezione del manto stradale, sia dalla presenza di punti deboli negli strati sottostanti. Anche l’eccessivo progredire di altre anomalie, come le fessure a ragnatela, può causare buche.

Esempio di buca stradale

Buche e sicurezza stradale: la severità delle anomalie

Tutte le anomalie stradali, infine, vengono classificate anche per grado di severità. Possono essere, infatti, di grado basso, medio o alto. La suite di Anomaleet è ancora più raffinata presentando non tre, ma quattro livelli di severità, uno lieve (identificato con il segno grafico verde sulla mappa online), due medi (giallo e arancione) e uno grave (rosso).

Corretta gestione delle anomalie stradali

A prescindere dai servizi che si utilizzano per la gestione delle anomalie, è indispensabile provvedere a essa per tempo al fine di migliorare la sicurezza stradale e ottimizzare i costi. La Suite di Anomaleet può rappresentare la soluzione migliore perché permette di mantenere costantemente sotto controllo il progressivo degrado del manto stradale e di pianificare per tempo gli opportuni interventi di manutenzione.