Le strade romane: così antiche, così attuali (Storia della strada 4a puntata)

Nella storia della strada non può mancare un’ampia sezione dedicata alle strade romane. Perché, dopo i persiani, i primi a comprendere l’importanza di poter contare su strade ben costruite furono proprio i discendenti di Enea. I greci, forse per la natura del suolo, non maturarono mai una grande cultura stradale. E, prima di loro, anche gli egizi furono carenti: alle strade su terra, infatti, preferivano la navigazione fluviale grazie alla presenza, sul loro territorio, dell’immenso fiume Nilo. 

Storia delle strade romane, le origini

In origine, i primi nuclei di Roma erano collegati alle città vicine da sentieri e percorsi sterrati. Ma la città  iniziò subito la propria espansione militare e commerciale. Così, già verso la fine del IV secolo, l’Urbe divenne il centro di irradiazione e di confluenza di tutte le principali strade per le altre località latine, sabine ed etrusche. I romani fin dall’inizio compresero che strade efficienti avrebbero permesso un rapido spostamento delle legioni verso i fronti di guerra e una velocizzazione del trasferimento dei tributi dalle province alla città. Attraverso di esse sarebbe stato possibile conseguire una migliore “romanizzazione” delle terre conquistate e uno sviluppo straordinario dei commerci. Ecco allora che lo sviluppo della rete viaria ebbe luogo parallelamente a quello delle conquiste.

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Via Appia: è la strada più antica?

La via Appia fu davvero la prima strada pavimentata e carreggiata dell’Antica Roma? Realizzata dal censore Appio Claudio Cieco nel 322, univa Roma a Terracina e Capua. In un secondo momento fu prolungata fino a Tarentium (Taranto) e Brundisium, nelle Puglie. La scelta di raggiungere l’attuale Brindisi non fu casuale. Da lì, infatti, ci si poteva imbarcare per le province orientali. Per via del suo percorso in gran parte rettilineo e del collegamento rapido con il centro marittimo d’importanza strategica di Terracina, si pensa che la via Appia sia nata per esigenze militari. Un’opera importante, certamente, ma forse non la prima strada pavimentata di Roma Antica. Lo storico Tito Livio, infatti, prima di questa ricorda la via Gabina e la via Porsenna, entrambe risalenti al decennio tra il 500 e il 490 a.C. Anche la via Nomentana (449 a.C), la via Labicana (421 a.C.) e la via Salaria (361 a.C.) sono precedenti alla via Appia.

La via Appia Antica (Foto di Dolcevia da Pixabay)

La legge delle XII tavole

Le strade romane erano così importanti da trovare ampio spazio anche nelle Leggi delle XII Tavole risalenti al 450 avanti Cristo. In particolare, esse contenevano preziose indicazioni tecniche. Per esempio, stabilivano che la larghezza non potesse essere inferiore a otto piedi (2,1 m) nei tratti rettilinei e sedici piedi (4,2 m) in curva. Le leggi stabilivano anche alcune limitazioni d’utilizzo: un vero e proprio Codice della Strada in vigore già in quell’epoca.

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Le strade romane: una rete di almeno 80.000 km

Si stima che le rete di strade romane si estendesse almeno per 80.000 km in Europa, considerando soltanto le strade principali. Relativamente all’Italia vi erano la via Aurelia tra Roma e Luni. La via Cassia, da Roma a Massa. La via Flaminia tra Roma e Rimini, la via Salaria che conduceva fino a San Benedetto del Tronto e la via Tiburtina da Roma a Pescara. Infine ricordiamo anche la via Casilina, tra l’Urbe e Santa Maria Capua a Vetere.  Naturalmente, ovunque i romani arrivavano, subito cominciavano a costruire strade. Ecco perché numerose strade costruite con la tecnica romana sono ancora oggi diffuse nel Vecchio Continente, in Medio Oriente e nel Nord Africa. 

In apertura, foto: Andrea Albanese da Pixabay 

Storia della strada (2a puntata): la Via Reale di Persia

La grande storia della strada è cominciata nell’antica Persia, il cui regno nacque nel 550 a.C. quando Ciro il Grande sbaragliò i Medi, successori degli Assiri. Fu proprio Ciro a dare il via alla formazione della prima rete stradale organizzata per collegare tra loro le principali città delle venti Satrapie di Persia. Fu invece il re Dario, nel 505 a.C. a far costruire la Via Reale di Persia, da Sardi in Lidia fino a Susa e Persepoli, le capitali. Le strade potevano essere percorse più velocemente a cavallo, molti però si spostavano a piedi, oppure a bordo di carri a ruote che, spesso, appartenevano a importanti carovane commerciali.

Storia della strada, la prima grande via di comunicazione

L’impero di Persia si estendeva dall’antica Tracia, sulle rive occidentali del Mar Nero, fino all’Oceano Indiano. Su questo territorio sconfinato Re Dario istituì la Via Reale di Persia che era lunga ben 2.699 km. Perché fosse sempre efficiente, l’aveva attrezzata con stazioni di posta separate tra loro da una distanza non superiore a 30 km. Già 500 anni prima di Cristo, dunque, chi viaggiava lungo questa strada poteva sostare in vere e proprie stazioni di servizio, antenate degli attuali autogrill. Infine, appositi corpi di guardia – che controllavano carovane, mercanti e viandanti – garantivano la sicurezza lungo il percorso. Era la Polizia Stradale dell’epoca.

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Una strada eccezionale

I 2.699 chilometri del tracciato si potevano coprire con tempi diversi. Pellegrini e mercanti, viaggiando a una media di 30 chilometri al giorno, solitamente impiegavano circa tre mesi. Ma  lo storico Erodoto racconta che con la tecnica della staffetta, i messaggi urgenti potevano arrivare a destinazione in soli 9 giorni. Se poi si voleva fare ancora prima, alcuni messaggi potevano essere trasmessi via voce. Ciò permetteva di superare più velocemente i tratti del percorso più difficoltosi, come quelli di montagna. I messaggeri se li passavano urlandoli da una montagna all’altra e il gioco era fatto. La qualità costruttiva della Via Reale è stata giudicata eccezionale: alcune foto ne mostrano ancora oggi tratti ben conservati. Era un’opera così perfetta che, una volta caduto l’Impero Persiano sotto i colpi dell’esercito di Alessandro Magno a Gaugamela (332 a.C), continuò a essere utilizzata ancora per diversi secoli. Anche durante l’Impero Romano la Via Reale si confermò arteria di comunicazione fondamentale verso l’Oriente, mentre oggi a Diyarbakır, in Turchia, sorge ancora un ponte di origini persiane.

Il ponte di Diyarbakır, in Turchia, ancora oggi in piena attività (foto: flickr)

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Nulla può fermare i corrieri persiani 

«Non c’è nulla al mondo che viaggi più veloce di questi corrieri persiani, (…) Né la neve né la pioggia, il caldo o il buio della notte impediscono loro di portare a termine il loro compito con la massima velocità”, scriveva lo storico greco Erodoto. Bravi e allenati erano i messaggeri, ma ad alimentare la loro leggenda contribuì notevolmente anche la rete stradale persiana, sempre in perfetta efficienza. Il percorso intersecava la Via della Seta e proprio quest’ultima contribuì a perpetuarne la memoria, sovrapponendosi a essa nei secoli seguenti in alcuni tratti. Per realizzare la via Reale si ripresero tracciati più antichi, unificarono le strade esistenti e se ne costruirono di nuove.

Storia della strada, la Via Reale e le altre strade persiane 

Anche all’epoca dell’Impero Persiano, proprio come oggi, non tutte le strade erano uguali. Le Vie Reali erano le più larghe e meglio pavimentate, in molti casi ben lastricate; le altre strade erano invece più strette. I governanti persiani consideravano ogni strada come un nervo del Regno, sul quale gli ordini dovevano viaggiare a gran velocità, per questo erano mantenute sempre in perfetta efficienza. Gli achemenidi (la dinastia reale persiana) ricevettero i complimenti per la qualità delle loro strade, ma più o meno contemporaneamente anche altre civiltà si stavano impegnando nella costruzione di nuove importanti vie di comunicazione (Continua).

La storia della strada, viaggio nel tempo dalle origini alle autostrade – I sentieri, il senso dell’orientamento e la ruota (1a puntata)

Una strada una storia, un sentiero una storia. Anche il più semplice dei sentieri, infatti, nasce per cause precise. Anomaleet vi invita sulla macchina del tempo per accompagnarvi in un viaggio che dalla Creazione del mondo arriva fino ai giorni nostri. Non servono dispositivi o strumenti speciali, bastano una comoda poltrona e un po’ di fantasia.

La storia della strada: il primo sentiero

Il percorso del fiume Eufrate, in Mesopotamia (Foto di Pexels da Pixabay)

Estremizzando si potrebbe sostenere che le prime strade siano state tracciate da elementi naturali fluidi, come l’acqua. Ogni fiume, infatti, trova la propria via fino al mare attraversando i terreni che riesce a scavare con più facilità. Passando al mondo dei viventi, ancora oggi nessuno può sapere dove e come nacque il primo sentiero. Anche perché probabilmente non fu opera dell’uomo, ma degli animali che ben prima dell’avvento del genere umano scorrazzavano per savane, pianure, boschi e montagne. Bastava spostarsi dalla propria tana al corso d’acqua percorrendo sempre lo stesso tragitto per creare, per effetto del calpestio ripetuto, un sentiero. Ma c’erano anche le vie preferite per le lunghe percorrenze. Questo perché durante le migrazioni stagionali i branchi di animali erano soliti spostarsi da un capo all’altro dei loro territori di riferimento ripetendo sempre gli stessi itinerari.

Un sentiero nel bosco Foto di SplitShire da Pixabay


Sempre la stessa strada

Un cucciolo di elefante in una delle sue prime migrazioni. Foto di gekkodigitalmedia da Pixabay

Che siano insetti come le locuste, o pachidermi come gli elefanti, sono innumerevoli le specie di esseri viventi che, dalla notte dei tempi, si spostano percorrendo sempre la stessa strada. Per regola, la strada più veloce, comoda e sicura. E come si spostano gli animali così, da sempre, si spostano gli uomini. Già i primitivi per natura seguivano ogni volta il percorso più agevole per arrivare al fiume a piedi. E la stessa regola valeva per arrivare alla capanna del vicino. Così ecco nascere i primi sentieri sempre per calpestio continuato. E si capisce come mai il Codice della strada della Repubblica Italiana definisca oggi il sentiero come «Strada a fondo naturale formatasi per effetto del passaggio di pedoni e animali» (art. 3, comma 48).  Nella creazione di sentieri, strade e percorsi, infine, due elementi giocano un ruolo chiave: il senso dell’orientamento e l’invenzione della ruota.

Il senso dell’orientamento

Capita talvolta di incontrare persone che chiedono informazioni perché si sono perse nel loro stesso quartiere, ma ce ne sono altre che, con doti quasi sovrannaturali, riescono a scovare la via d’uscita corretta ovunque si trovino: «E’ il senso dell’orientamento», si dice. Si tratta di un istinto innato negli esseri viventi (animali, insetti e uomini) fin dalla notte dei tempi. E’ un meccanismo complesso, che però può essere spiegato in modo semplice. Nel cervello, o meglio nell’ipotalamo, ci sono le cellule di posizione, o place cell, che rispondono alla domanda «Dove mi trovo?»; ci sono poi i neuroni a griglia, o grid cell, che invece rispondono alla domanda: «Dove sto andando?». Sembra che nei cuccioli dei ratti queste cellule siano già attive ancora prima che aprano gli occhi per perlustrare i dintorni della tana. Poiché l’ipotalamo umano è simile a quello dei roditori, con ogni probabilità anche nell’uomo il senso dell’orientamento è praticamente innato. Ecco perché gli uomini e gli animali sanno riconoscere luoghi e strade, riuscendo quasi sempre a tornare a casa indipendentemente da dove si trovano.

Storia della strada: l’invenzione della ruota

Per l’umanità è stata una grande conquista. Il merito dell’invenzione della ruota è da attribuire all’homo sapiens che abita la Terra da 40.000 anni, anche se alcuni rinvenimenti dimostrano che già 750.000 anni fa i primi ominidi avevano capito che i trasporti di oggetti e materiali pesanti riuscivano più facilmente attraverso il rotolamento al suolo. Curiosamente, però, per arrivare all’invenzione della ruota vera e propria, l’homo sapiens ha impiegato circa 36.000 anni. Qui gli studiosi non sono concordi. Sicuramente, molte delle prime ruote furono costruite in Mesopotamia, ma sembra che fossero utilizzate solo per azionare i torni per la fabbricazione del vasellame (molto simili a quelli odierni) e non per i trasporti.

Un tornio per il vasellame. Foto di Lubos Houska da Pixabay

Solo in seguito, per agevolare lo spostamento delle slitte, antiche antenate dei carri, le ruote vennero montate sotto ai pattini di queste ultime. Le loro prime raffigurazioni risalgono ad alcune tavolette del 3200 a.C. rinvenute nel tempio di Inama, nella bassa Mesopotamia: erano montate sotto a carri funebri di personaggi importanti.

Le prime ruote: nelle miniere, 4000 anni fa

Il professor Richard Buillet, tuttavia, nel suo libro “The Wheel: Inventions and Reinventions”  ritiene che le ruote esistessero già nel 4.000 avanti Cristo con uno scopo preciso: favorire lo spostamento di carrelli carichi di materiale all’interno di alcune miniere tra Romania e Ungheria. “Le primissime ruote erano costituite da un unico pezzo ricavato da una lastra di legno, il cui  diametro raggiungeva  almeno i 25 centimetri. Non potevano  ruotare indipendentemente rispetto al proprio  asse, riducendo  la loro capacità di curvare e svoltare” si legge nel suo libro. A riportare questo stralcio è la Pirelli che, in fatto di ruote, è maestra. Comunque stiano le cose, indubbiamente le ruote rappresentano il primo passo nella rivoluzione dei trasporti perché una volta inventate, bisognava pensare al modo per farle rotolare al meglio. Stava per cominciare la grande storia della strada.

Bassorilievo del 710 a.C. circa rinvenuto nel Palazzo di Sargon a  Khorsabad, in Iraq. Sul carro a ruote re Sargon II protetto da un parasole (Iraq Museum, Baghdad)

In apertura la Fifth Avenue di New York. Foto di tookapic da Pixabay